Società

Il gigante Fifantino e la geopolitica del calcio

Gianni Infantino, presidente della Fifa nell’ultimo decennio, ha fatto crescere enormemente l’organizzazione che governa i Mondiali. Il calcio continua a guadagnare molti soldi, ma rischia forse di perdere l’anima?

  • 10 giugno, 12:00
Gianni Infantino con Donald Trump e la coppa del mondo, 2025

Gianni Infantino con Donald Trump e la coppa del mondo, 2025

  • IMAGO / ABACAPRESS
Di: Pippo Russo, Sociologo, Università di Firenze

Sotto il governo di Gianni Infantino, avvocato italo-svizzero diventato capo del calcio mondiale in seguito a una serie di fortunatissime circostanze, il calcio si è definitivamente trasformato nella geopolitica proseguita con altri mezzi. L’uomo che viene dal Canton Vallese (esattamente come il suo predecessore, Joseph Blatter) ha rilevato il controllo di un’organizzazione che già disegnava un mappamondo tutto suo: 211 federazioni nazionali, numero nettamente esorbitante rispetto ai 193 stati-nazione riconosciuti dall’Onu.

In tali condizioni, può anche capitare di sentirsi gli architetti di un mondo a sé, e di governarlo lasciandosi catturare dalla facile tentazione dell’autocrazia. Questa tendenza era già stata mostrata da Blatter, che fino a un momento prima di vedere travolta la sua classe dirigente (maggio 2015) soleva girare il mondo con un piglio da segretario generale dell’Onu. Con Infantino si è andati oltre: la Fifa si è trasformata in un’istituzione personale, tagliata intorno alla silhouette del suo capo. Potremmo tranquillamente chiamarla Fifantino.

Sotto la guida dell’ex segretario generale dell’Uefa la confederazione mondiale del calcio ha cambiato anche l’indirizzo di governo del calcio mondiale. Fino al 2016 era stata l’organizzazione-ombrello di un vasto sistema territoriale, all’interno del quale veniva lasciata piena sovranità nel proprio ambito a ciascun livello periferico. Ma dopo l’ascesa al potere di Infantino è partito da Zurigo un attacco che vede la Fifa impegnata a invadere il campo delle confederazioni continentali e saccheggiarne le prerogative.

Gianni Infantino con Lionel Messi e Amim Bin Hamad Al Thani, 2022

Gianni Infantino con Lionel Messi e Amim Bin Hamad Al Thani, 2022

  • IMAGO / APL

L’Uefa, rappresentante del calcio più ricco, è il bersaglio principale: ciò che fa specie, visto che proprio dalla confederazione del calcio europeo è stata lanciata da Infantino la scalata verso il potere mondiale. L’organizzazione del Mondiale Fifa per Club è una sfida che va in rotta di collisione proprio con l’Uefa e mira a sottrarle il monopolio sul grande calcio per club. Ma anche la proposta (per il momento messa da parte) di far passare da quadriennale a biennale la cadenza del Mondiale di Calcio per squadre nazionali è stata un attacco indiretto ai Campionati Europei organizzati dall’Uefa.

Al di là di progetti realizzati o abbozzati, rimane come tratto unificante la cifra smisurata, megalomane, dell’esercizio di potere Fifa. Che lungo l’ormai decennale presidenza dell’avvocato di Briga sta osando anche le riforme che parevano impossibili. Il passaggio della fase finale dei Mondiali da 32 a 48 – un allargamento secco di 16 squadre, cosa mai vista – è un sigillo nemmeno definitivo: fosse per il presidente Fifa, si procederebbe a ulteriori allargamenti. Ma è soprattutto nelle formule organizzative che si va a tentare lo stress test. Una fase finale a 48 squadre rende praticamente impossibile che un solo Paese affronti lo sforzo organizzativo. Sono convinti di poterci riuscire i sauditi, che si sono aggiudicati l’edizione del 2034 e potrebbero pentirsi amaramente di non aver provato a volare più basso.

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Kappa

Kappa 05.06.2026, 17:00

  • Michele Serra

Quanto alle altre candidature, la formula dell’organizzazione condivisa è assunta come data e genera formule territoriali vaste. L’edizione che comincia la prossima settimana, organizzata da Canada, Messico e Usa, è di fatto un mondiale continentale: occupa per intero il territorio del Nord America, oltre a riportarne il fardello di contraddizioni e tensioni generate dall’inquilino della Casa Bianca. Il mondiale successivo, quello del 2030, sarà addirittura intercontinentale: lo organizzeranno Marocco, Portogallo e Spagna. Inoltre, tre partite inaugurali saranno giocate in Sudamerica.

Quest’ultima è l’ennesima, cervellotica trovata di Infantino: che sperimenta il modello consociativo laddove dovrebbe esserci competizione fra candidature. Piuttosto che vedere alimentare il disaccordo, il presidente preferisce unificare. Con esiti che possono essere grotteschi. Rimane l’effetto di una manifestazione che, per eccesso di allargamento, rischia di perdere l’anima oltreché la credibilità tecnica. Quarantotto squadre sono troppe. Ancor più alto è il costo dei biglietti, la cui vendita via web ha scatenato un folle aumento dei prezzi. Il calcio del popolo è ormai soltanto uno slogan, ma per chi deve continuare a venderlo va bene così. Buon Mondiale a tutte e tutti.

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RSI Cultura 19.11.2022, 20:40

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